• Livia Botta

Salto di classe. I pro e i contro

Una domanda che mi viene posta con una certa frequenza – sia da parte di insegnanti che di genitori - riguarda la possibilità, nel caso di alunni che hanno iniziato la scolarizzazione con un anno di ritardo, di effettuare un salto di classe nel prosieguo.

Una richiesta tipica: “Mio figlio ha iniziato la primaria con un anno di ritardo perché, adottato a sette anni, si è ritenuto opportuno fargli iniziare il percorso scolastico dall'inizio. Poiché il bambino si è rivelato molto pronto nell'apprendimento e tra i "primi" della sua classe, ora che è in terza sarebbe possibile e opportuno un salto di classe, per consentirgli di proseguire il percorso scolastico con i pari d'età?”.

Il salto di classe è certamente possibile, e segno di un'attenzione mirata ai bisogni e alle capacità del bambino. E' necessario tuttavia valutare accuratamente diversi aspetti prima di decidere.

Il bambino ha veramente le capacità (logiche, linguistiche, espressive...) perché questo passaggio non gli sia troppo gravoso dal punto di vista cognitivo? Questo aspetto può essere valutato solo dalle insegnanti. Ritengo che il passaggio andrebbe realizzato solo se si ritiene - con pochi margini d'incertezza - che il bambino sarà in grado di seguire agevolmente e serenamente i nuovi programmi, solo con un po' di fatica in più, senza dover "arrancare" per stare al passo con la nuova realtà.

Teniamo presente quanto il "riuscire" a scuola faccia bene al senso di sé dei bambini! Proporre a un bambino di saltare una classe perché le sue capacità cognitive glielo consentono è una bella spinta all'autostima, ma potrebbe trasformarsi in un boomerang se nel nuovo contesto le difficoltà diventano troppe!

Altra questione importante riguarda l'aspetto relazionale. Far parte di un gruppo di pari stabile nel tempo, non vivere troppi cambiamenti di insegnanti e di stili educativi è importantissimo per tutti i bambini, ma ancor più per gli adottati. Se si decide per un salto di classe, è allora necessario che il passaggio sia graduale e che il taglio non sia netto: cominciare a inserire il bambino in corso d'anno, per qualche attività, nella classe che lo accoglierà l'anno successivo; pensare a qualche iniziativa che gli consenta, successivamente, di mantenere i contatti con i compagni e le insegnanti "di prima".

Se però il bambino è ben inserito nella classe attuale, ha un buon rapporto con insegnanti e compagni, e ottiene buoni risultati che rafforzano la sua autostima, valuterei con molta cautela la scelta di "tirarlo fuori" da questa realtà positiva e tranquillizzante. Questo aspetto andrebbe considerato con attenzione soprattutto dai genitori, che a volte tendono a vedere solo una faccia della questione e a premere per una "normalizzazione" della situazione scolastica del figlio che potrebbe non essere la migliore per lui.

Nei casi in cui si valuti il passaggio opportuno perché la disparità rispetto al resto della classe è troppa e le insegnanti concordino che il bambino ha le risorse per affrontare o sforzo cognitivo richiesto, non dimenticarsi di considerare il suo punto di vista: sia le dichiarazioni esplicite che i segnali comportamentali che può inviare!


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